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PRESTAZIONE ATLETICA IN FUNZIONE DELL’OROLOGIO CRONORMORFOLOGICO

PRESTAZIONE ATLETICA IN FUNZIONE DELL’OROLOGIO CRONORMORFOLOGICO
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In un recente studio dell’Università di Birmingham pubblicato sulla rivista Current Biology si è visto che le prestazioni atletiche possono variare del 26% nell’arco della giornata. Lo studio ha riguardato 20 giocatrici di hockey e ha valutato la loro resistenza cardiovascolare in diversi momenti della giornata, tra le 7,00 e le 22,00. Il risultato ha evidenziato che il momento migliore per la prestazione atletica è il tardo pomeriggio ma, come nella maggior parte degli studi, questo risultato esprime la media. Andando invece a vedere i singoli individui, all’interno del gruppo, emergevano notevoli differenze: c’erano individui abituati a svegliarsi ed alzarsi presto al mattino che rispondevano meglio verso le 12,00 altri che al contrario si svegliavano faticosamente e tardi, ottenevano migliori risultati alla sera ed infine soggetti intermedi che avevano migliori prestazioni verso le 15,00. In effetti una rivisitazione della letteratura scientifica da parte di scienziati tunisini (Chortle Strenght and Conditioning Research 2012) mette in luce che sia la performance  che la  forza sono correlate alla temperatura corporea che raggiunge il suo massimo tra le 16,00 e le 18,00. È altrettanto interessante constatare, come emerge nello studio “Relationship between time of day and variations in blood pressure response to aerobic exercise” (A. Di Blasio et al. Med Sport 2010 University Center of Sport Medicine Chieti Italy),  come l’orario dell’attività fisica influisca anche su certi parametri legati alla salute come, ad esempio, la pressione arteriosa. In questo studio è stata monitorata la risposta pressoria durante l’esercizio fisico di tipo aerobico e nei successivi 30 minuti in 3 momenti della giornata (9,30-14,00-18,30). I risultati hanno evidenziato un diverso andamento della risposta pressoria diastolica (la minima) durante la prova, ed una sua maggior riduzione nel recupero quando questa era effettuata alle 18,30. La sensazione di fatica è stata maggiore di mattina. Concludendo: la pratica dell’esercizio fisico nel tardo pomeriggio sembra ottimizzare l’effetto ipotensivo indotto dall’esercizio sulla pressione arteriosa diastolica. Bill Kraemer dell’Università del Connecticut,  in uno studio condotto su atleti di velocità su pista, ha riscontrato che i livelli di melatonina (l’ormone del sonno che può persistere al mattino e può causare sonnolenza) erano più alti al mattino che al pomeriggio e questo coincideva con una minor performance nella corsa mentre il salto verticale  non era influenzato dai livelli di melatonina. Oltre alla melatonina ritengo che altri ormoni siano coinvolti nel rendimento della prestazione atletica e questo è conforme ai dettami della Cronormorfoterapia. Se ci rifacciamo allo studio riportato sulla rivista Current Biology credo che la maggior parte delle giocatrici di hockey avesse una morfologia iperlipogenetica cioè atletica-robusta, con una mentalità predisposta agli sport violenti che corrisponde ad una prevalenza delle surrenali come ghiandola dominante con maggior produzione di cortisolo e adrenalina. In questi soggetti l’attività fisica intensa causa un’eccessiva stimolazione delle surrenali con un’impennata di cortisolo che è normalmente già elevato al mattino. Questa ipercortisolemia ha un effetto  negativo sulle performance atletiche, sia perché il cortisolo agisce negativamente a livello dei sistemi cognitivi sia perché ha un effetto catabolico a livello muscolare. Queste persone al mattino appena alzate sono estremamente affaticate, cominciano a “carburare” solo in tarda mattinata e finiscono per rendere al meglio verso sera. Questa è una condizione classica anche dei manager, individui dominanti e  iperadrenergici che, non a caso, difficilmente si recano in ufficio prima delle 10 del mattino, per poi trattenersi fino a sera inoltrata, invece  la segretaria, ipolipolitica, presente già al mattino presto è costretta a fare gli straordinari. Gli ipolipolitici sono già efficienti al mattino presto mentre i misti, cioè gli “intermedi” dello studio di Birmingham, sono più efficienti verso mezzogiorno, orario nel quale la loro ghiandola dominante, che è la tiroide, funziona al meglio. Esistono però altri motivi per cui la performance atletica al mattino può essere inficiata. È parere dei più che l’orologio biologico influenzi la forza muscolare soprattutto regolando la produzione di energia a livello cellulare, che è maggiore nel tardo pomeriggio. Ebbene esiste però un sistema, usato inconsciamente dalla maggior parte di noi, che altera l’orologio biologico e può  drasticamente aumentare la performance atletica: la caffeina! La  caffeina ha un effetto ergogenico in quanto aumenta l’energia cellulare inibendo la disgregazione dell’AMP ciclico che porta alla glicogenolisi e alla lipolisi con produzione di energia. La caffeina inoltre promuove l’ingresso del calcio a livello della cellula muscolare e questo permette l’interazione tra actina e miosina, necessaria per la contrazione muscolare. La caffeina esercita inoltre senza dubbio un noto effetto stimolante a livello del sistema nervoso centrale che predispone ad una maggior concentrazione mentale. Per verificare la promettente capacità della caffeina di migliorare la prestazione atletica al mattino, Rodriguez et al. hanno testato dodici uomini allenati durante l’esecuzione dello squat e della distensione su panca orizzontale al 75% del peso massimale, in momenti differenti della giornata, con o senza caffeina, in un esperimento con placebo a doppio ceco (cioè nessuno tra gli atleti e tra gli sperimentatori sapevano chi stesse assumendo caffeina e chi il placebo).  Il risultato è stato che il gruppo che si è allenato al pomeriggio senza caffeina era significativamente più forte del gruppo del  mattino al quale era stato dato il placebo a conferma dell’impatto negativo dell’allenamento al mattino sulla performance. Quando poi entrambi i gruppi hanno ricevuto la caffeina non ci sono state differenze significative sia nello squat che nelle distensioni su panca, indicando che la caffeina è in grado di annullare il  “gap” nella performance tra il mattino e il pomeriggio. La caffeina è in grado di innescare l’orologio biologico attivando l’enzima AMPK, regolatore dell’energia a livello cellulare che, a sua volta, attiva il SIRT 1, che è un enzima normalmente attivato dai bassi livelli di energia (per esempio dieta ipocalorica) e che accelera la produzione di energia a partire dai grassi e dal glucosio. SIRT 1 è  in grado di regolare l’orologio biologico inibendo la proteina CLOCK (orologio) che rappresenta l’orologio biologico centrale ritmicamente attivato secondo un ritmo circadiano. Siccome la proteina CLOCK è attivata quando il consumo energetico è basso e favorisce l’accumulo di energia a livello cellulare e non la sua produzione, è questo il motivo per cui al mattino, al risveglio, essendo il consumo energetico ancora basso dopo il riposo mattutino, l’effetto della proteina CLOCK, che diminuisce la produzione di energia, è il responsabile della minor performance muscolare, dovuta ad un calo di disponibilità energetica per la contrazione muscolare. In conclusione la capacità della caffeina di stimolare il SIRT 1, che inibisce la proteina CLOCK, promuove un miglior orologio biologico per un allenamento mattutino. Ciò suggerisce inoltre che altri integratori che attivano il SIRT 1,eventualmente in concomitanza con la caffeina, come per esempio il resveratrolo, potrebbero avere un effetto ancora maggiore nel condizionare l’orologio biologico e migliorare la performance atletica al mattino.

L’ACCADEMIA DEL FITNESS – Wellness & Anti-aging magazine – aprile 2015

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